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Buster Keaton

Joseph Francis Keaton nasce il 4 ottobre 1895 a Piqua, nel Kansas, da Joe e Myra Keaton, due attori di vaudeville della compagnia del celebre Harry Houdini Buster Keatonche, secondo una leggenda, attribuisce al piccolo Keaton il soprannome "Buster" (rompicollo) quando, a pochissimi mesi, veniva utilizzato dai genitori in numeri acrobatici molto rischiosi e dai quali riusciva ad uscire indenne. Dunque fin dalla più tenera età, Keaton inizia a farsi le ossa nel mondo dello spettacolo, a carpire i segreti della messa in scena e a controllare e sviluppare al meglio le potenzialità fisiche del corpo in movimento. Nonostante ricevettero perfino una multa per sfruttamento di minori (i Keaton utilizzavano per il loro spettacoli anche gli altri figli, di qualche anno più giovani di Buster), è da attribuire sicuramente a loro, veri e propri artigiani del varietà, il merito di aver instradato il figlio verso la performance scenica, il contatto con il pubblico e la capacità di improvvisazione. In tournèes per gli Stati Uniti e in seguito anche in Inghilterra, nel 1913 i Keaton ricevono dal magnate del cinema William Randolph Hearst una proposta di lavoro, rifiutata dal padre, nel frattempo alcolizzato. A Buster però il cinema iniziava a stimolare e, a seguito della conoscenza di Natalie Talmadge, segretaria di produzione nello studio di Roscoe "Fatty" Arbuckle, nonché sorella di Norma e Constance, note attrici dell'epoca, riesce a farsi scritturare per apparire come "spalla" nei suoi cortometraggi.

NEL MONDO DEL CINEMA

Agli inizi del 1917, perciò, Buster Keaton ebbe il suo debutto sulle scene cinematografiche. Il suo film d'esordio, uscito nell'aprile di quell'anno, era una delle tante produzioni della Comique Film di Arbuckle, non particolarmente raffinato ma carico di umorismo e vitalità. The Butcher Boy si apre con la descrizione del negozio di macelleria dove Fatty e Al St. John sono i commessi principali, rivali in amore di una graziosa fanciulla, figlia del proprietario. Dopo alcune gag con i clienti, passa qualche minuto ed entra in scena Keaton. Appare come un cliente sprovveduto e imbranato, attratto dall'acquisto di un barattolo di melassa, che alla fine gli finirà in testa e sotto le scarpe. In seguito riappare, come socio di Al St. John, quando questi si traveste da signorina per raggiungere il collegio della ragazza, stessa idea che qualche ora prima aveva avuto Fatty. La sequenza finale, in classico stile slapstick , vede Buster correre su e giù, un po' spaventato. Non vi è ovviamente ancora nulla del personaggio che Keaton svilupperà in seguito, e la sua presenza non è neanche particolarmente divertente. Arbuckle e Keaton, grandi amici anche fuori dallo schermo, avevano infatti un modo completamente diverso di vedere il cinema. Per Fatty una comica era un insieme di situazioni paradossali, dissacranti e primitive, alle quali il protagonista partecipava con sentito divertimento. Keaton al contrario attraverso i suoi movimenti fisici, tendeva a voler rappresentare un mondo astratto, un personaggio simbolico, assai più profondo sul piano psicologico. Il rapporto con Arbuckle e gli anni in cui lavorarono insieme, servirono a Buster per imparare le tecniche del mezzo cinematografico, affinché potesse abbinarle alla grande esperienza scenica che aveva appreso in anni e anni di apprendistato nel vaudeville. In tutto furono quindici le comiche di Fatty a cui prese parte fino al dicembre del 1919. Se i film da lui girati sembrano pochi, messi a confronto con il lungo lasso di tempo, fu anche perché per quasi un anno Keaton, impegnato con l'esercito (fu arruolato e partì anche per la Francia , pur senza combattere), rimase fuori dalla compagnia. Forse The Garage , l'ultimo film della coppia Arbuckle-Keaton, risente particolarmente dell'apporto di Buster, per alcuni trucchi ed espedienti che poi saranno tipici del suo cinema. Globalmente invece, si tratta di due serie a parte, basti pensare che Keaton in questi film a volte ride sonoramente, in completa contraddizione con l'immagine da "comico dalla faccia di pietra" che sarà il suo marchio principale per tutta la carriera artistica. Nel 1920, prima di mettersi in proprio, Buster Keaton è l'attore protagonista in The Saphead , di H. Blache, lungometraggio tratto da una pièce teatrale, nel quale interpreta il ruolo di Bertie, figlio di un milionario, ma inetto e buono a nulla, che cerca in tutti i modi di conquistare una ragazza. Nei suoi tentativi sempre frustrati di mettersi in mostra, goffi ed impacciati, anticipa già alcune caratteristiche del suo personaggio maturo. Contemporaneamente alle riprese di questo film, Keaton aveva accettato la proposta di Joseph Schenck di formare una propria compagnia, la Buster Keaton Comedies , nella quale il comico aveva una completa autonomia creativa e la possibilità di sviluppare al meglio le sue potenzialità che era riuscito a mettere in mostra nel suo apprendistato con Roscoe Arbuckle. La nuova avventura di autore prende il via all'inizio del 1920 con The High Sign , cortometraggio che Keaton dirige in collaborazione con Eddie Cline, come del resto farà per quasi tutti i film di due o tre bobine di questa serie. Il comico era insoddisfatto del lavoro, e infatti distribuirà la pellicola solo più avanti, un anno dopo, quando un incidente alla caviglia lo costringe a interrompere per un po' e trovare un film da distribuire. Per essere il primo lavoro del quale Keaton aveva la piena responsabilità la fattura è ammirevole. Già la prima immagine, con un treno in corsa che ad un certo punto "espelle" Buster senza alcun nesso logico è assai significativa, come una natura del personaggio già di per sé poco integrata e in sintonia con l'ambiente. In seguito Keaton legge un annuncio in cui si ricerca un buon tiratore e, con un abile espediente, riesce perfino a farsi assumere come guardia del corpo di un milionario che, casualmente, è sotto ricatto da una banda di strozzini, i quali sono riuniti in un'associazione a delinquere che si fa chiamare l'"Avvoltoio", e a cui Keaton è costretto ad aderire. Ricevuto l'ordine di assassinare proprio la persona che avrebbe dovuto difendere, ma innamorato della figlia, Keaton rifiuta di svolgere il suo compito. Da qui nasce la sequenza dell'appartamento del milionario, costellato di marchingegni e trabocchetti, con i quali Buster riesce in qualche modo a spuntarla con i malviventi. Questo sapiente uso dell'ambiente e degli oggetti sarà un marchio di fabbrica in tutto il cinema di Keaton, che ha la capacità di tenere lo spettatore con gli occhi incollati allo schermo, da come riesce ad essere agile, veloce e imprevedibile, sempre pronto a stupirlo con i suoi movimenti inaspettati. Il primo film ad uscire nelle sale è comunque One Week , opera eloquente e significativa, proprio per quanto riguarda il rapporto di Keaton con il mondo inanimato. In questo film Buster, sposato con una ragazza, deve costruire da solo un appartamento, con l'aiuto di casse numerate. Un rivale però scambia i numeri e in questo modo la casa sarà costruita in modo del tutto inopinato. Gli oggetti, le cose, rivelano un lato quasi mostruoso. Keaton costruisce pazientemente, ma invano, la sua casa, che però risulterà sbilenca, inabitabile, e alla fine sarà perfino distrutta da un treno in corsa. La sensazione di un mondo nemico, difficile da abitare, insidioso, permea tutto il film che, in effetti, risulta meno comico del precedente. La comica successiva, Convict 13 , si basa sul sogno che compie un giocatore di golf, svenuto dopo essere stato colpito da una pallina. In realtà si tratta di un incubo, nel quale Buster si trova in prigione e deve perfino essere impiccato. Si innamora della figlia del direttore, che finisce anche per salvarlo. Poi, risvegliatosi, vede una ragazza che è la goccia d'acqua della benefattrice del sogno. In questo film realtà e immaginazione si fondono, dando vita ad una verità illusoria, una cosa non è mai come sembra, ha sempre qualcosa di improvviso e inaspettato. Con The Scarecrow , nella prima parte, affiora l'ingegnosità keatoniana nel manovrare gli oggetti, sistemarli a suo piacimento. Così la casa dove vive con un amico diventa multifunzionale, gli elettrodomestici vengono utilizzati nei modi più disparati, ma sempre con stupefacente precisione. Poi l'azione si sposta all'aperto, dove i due si contendono i favori di una ragazza, che alla fine del film Buster riuscirà a sposare. Corse, inseguimenti, acrobazie, tutto in un crescendo sfrenato che lascia senza fiato. In questi suoi primi film, Keaton stava cercando di sviluppare i temi e le corde artistiche che sentiva più vicine, attingendo in parte alla vecchia slapstick , ma rinnovandola con il suo marchio di intraprendente originalità. Di certo non si era mai visto sullo schermo un corpo così snodato ed espressivo, e nel contempo un viso sempre uguale, imperturbabile, qualsiasi situazione gli si ponga, e un uomo in tal modo perseguitato dal destino, che sembra sempre decidere per lui, nel bene o nel male. Ma il primo film perfetto di Buster è da considerare Neighbors , in cui il protagonista ama una ragazza che abita di fronte a lui (le due famiglie sono divise semplicemente da uno steccato) ma, un po' come dei Giulietta e Romeo moderni, sono contrastati dalle famiglie, che non si guardano di buon occhio tra loro. Keaton utilizza magistralmente le sue straordinarie capacità funamboliche per passare da una casa all'altra nei modi più impensati, si aggrappa ad un palo spaventosamente alto e riesce ad uscirne morbidamente, corre e salta in maniera assai coreografica, insomma si fa bellamente guardare ed è straordinariamente innovativo in tutte le sue trovate. Alla fine i due riusciranno ad unirsi in matrimonio poiché, in una delle loro disperate fughe, finiscono fortuitamente proprio nello scantinato del giudice che può, in questo modo, sposarli. Il film chiude il 1920, anno di incredibile crescita creativa per Keaton che, all'inizio dell'anno successivo, fa uscire The Haunted House , un altro gioiello di comicità. Impiegato di banca ricercato dalla polizia per una serie di sfortunate circostanze, Buster si rifugia in una casa stregata, piena di fantasmi, figure mostruose e personaggi spaventosi. Alla fine capisce che tutto è in realtà un trucco e inizia con disinvoltura a dirigere il traffico nell'andirivieni dei fantasmi e, più tardi, perfino a sventare delle losche manovre compiute da un gruppo di falsari della banca in cui lavorava. Anche se le due parti della comica sono alquanto slegate tra loro, la perfezione dei trabocchetti nella casa abitata da forze oscure e le conseguenti, esilaranti, reazioni del personaggio risultano estremamente divertenti. Poi, nell'ultima scena, al termine del suo atto eroico, Keaton viene colpito e perde i sensi, sognando ormai di essere morto e di compiere la scalinata verso il paradiso ma, una volta giunto alle porte del signore, il suo biglietto di entrata non è valido e viene scaraventato giù, all'inferno, prima di risvegliarsi tra le braccia della donna che ama. La sequenza è deliziosa, molto spiritosa, e realizzata senza la minima pecca. Con Hard Luck invece, Keaton gioca sui vani e frustranti tentativi di Buster di suicidarsi, falliti per una serie di situazioni paradossali che non gli permettono di farla finita, finché, deciso ormai a sopravvivere, dopo alcune situazioni molto difficili superate con ingegno, finisce per salvare la vita ad una bella ragazza, chiedendole poi, ai suoi piedi, "cos'è ormai che può ostacolare in nostro matrimonio?". E chi può essere? Ovviamente la giovane era già sposata. Con questa scena il paradosso è completato. Nella prima parte, un Keaton deciso a morire veniva costretto a vivere dal caso, nella seconda, dopo aver fatto tutto il possibile per vivere, non può realizzare i suoi desideri. Come se, e questa è una costante in molti suoi film, nella vita dell'uomo il margine di scelta sia limitatissimo, spinto in tal modo dalle forze del destino che, in fin dei conti, decide per lui. The Goat è invece la storia di un innocente perseguitato ingiustamente. Buster, mentre passeggia, si ferma davanti a una finestra che da sul carcere e, in quel momento, stanno fotografando un pericoloso assassino che, furbescamente, si china mentre il fotografo era distratto e scatta, riprendendo il volto di Keaton al posto del suo. Poi evade, e ovviamente sarà Buster ad essere ricercato. Il caso poi lo fa innamorare proprio della figlia di un poliziotto, il quale, dopo averlo vanamente inseguito poco tempo prima, finisce per ritrovarselo in casa. Quel che segue è un esilarante inseguimento, giocato sui vari sali-e-scendi dell'ascensore del palazzo. Anche qui è evidentissima l'ostilità del mondo keatoniano, che pare proprio non dare tregua al povero Buster, eternamente perseguitato dagli accadimenti. Invece in Playhouse Keaton, che in seguito dichiarerà di aver pensato perfino di girare come unico attore, ed era appunto amareggiato di aver deciso altrimenti, si diverte a giocare con le possibilità tecniche del mezzo, sdoppiando la sua immagine per dare il suo volto a tutti i musicisti, i tecnici, gli attori e gli spettatori di un teatro, i quali, sono davvero diversi travestimenti dello stesso Keaton che poi nel film risulta essere l'autore del sogno. Risvegliatosi, si scopre essere lavorante proprio di un teatro. Successivamente la storia si sviluppa come sequela di gag sul palcoscenico e dietro le quinte, con tanto di confusione tra due gemelle, una delle quali la ragazza di Buster, che il comico scambia sempre con la sorella. Ma il motivo centrale rimane quello della finzione, dell'illusione scenica, della capacità di far credere quello che non è, di stupire lo spettatore, ed è davvero un capolavoro di effetti speciali, autentici e artigianali. In The Boat Buster Keaton è un padre di famiglia che costruisce una barca in maniera assai maldestra e si inoltra a largo con la sua famiglia, per poi affondare ed evitare solo per miracolo (il mare è molto meno profondo di quanto sembra) il peggio. Assai simile ad One Week , anche questo cortometraggio si basa sui vani tentativi compiuti da Buster di mettere ordine nell'universo che lo circonda e dominare il suo spazio. Godibile dall'inizio alla fine, può contare su alcune scene all'interno della barca assalita dalla tempesta realizzate con assoluta perizia. Keaton chiude il 1921 con The Paleface , un film particolare, sicuramente diverso dagli altri. Ambientato nel Far West, Buster vi impersona un cacciatore di farfalle che, nella sua ingenuità, si avventura inconsapevolmente in un campo indiano. La sorte avversa lo fa capitare lì proprio nel momento che i pellerossa, indispettiti da una legge che vuole privarli delle loro terre, decidono di bruciare vivo il primo bianco disponibile. Keaton tenta in tutti i modi di scappare e, al termine di vari inseguimenti, finisce al palo di tortura, protetto però da un costume di amianto che lo rende invulnerabile al fuoco. Creduto in questo modo una divinità immortale, viene eletto capo della tribù. In seguito sarà al fianco degli indiani anche nelle loro rivendicazioni e, dopo alcune sequenze esilaranti, finirà anche per sposare una squaw. Innanzitutto, forse per la prima volta nella storia del cinema, seppur in modo semplicistico e quasi inconsapevole, gli indiani d'America finivano per avere un ruolo positivo. Poi non sono da meno i grandi spazi aperti, il senso di immensità che riesce a trasmettere il film, circondato in tal modo da una natura ancora selvaggia, insolita per Keaton, impegnato nelle sue avventure quasi sempre in contesti urbani. Cops invece, uscito nel febbraio 1922, è la migliore e di certo più conosciuta rappresentazione keatoniana della sconfitta e della persecuzione. Rifiutato da una ragazza solo perché non è ben addentrato nel mondo del lavoro, Buster cerca in qualche modo di darsi da fare. Al termine di alcune meravigliose sequenze dove si ritrova per puro caso proprietario di un carretto pieno di mobili e suppellettili, Keaton gira per la città, entra in un corteo dove sfilano le forze di polizia e, senza rendersene conto, si accende una sigaretta con la miccia di una bomba gettata da un sabotatore, scaraventandola poi in mezzo alla parata. Da questa sfortunata circostanza nasce una delle sequenze più note di tutto il suo cinema: inseguito da un gruppo di poliziotti, dopo qualche minuto Buster si ritrova alle calcagna tutto il corpo di polizia della città, un'infinità di uomini arrabbiati in divisa. Alla fine riesce a spuntarla e a chiuderli tutti dentro una prigione ma, dopo aver rivisto che la ragazza continua a respingerlo, riapre le porte del carcere e si concede ai poliziotti indemoniati. Incredibile la forza simbolica dell'immagine finale, che vuole comunicarci il senso di nullità della vita, se privato dall'unico scopo che si è deciso di darle, così come altrettanto eloquente e geniale la sproporzione che lo vede inseguito da uno sciame di poliziotti, che sembrano avere sempre più un'immagine spaventosa e per nulla rassicurante nel rincorrere senza tregua e in un gruppo così folto un solo uomo, per altro inconsapevole ed innocente. My Wife's Relations cambia completamente prospettiva: stavolta Buster, trovatosi maritato per uno scherzo del destino, peraltro con una donna bruttissima e con dei parenti terribili, subisce le angherie delle circostanze per tutto il film finché non decide di scappare, diretto a Reno, la capitale del divorzio. C'è chi ci ha visto una caricatura della sua stessa situazione familiare, non troppo felice con sua moglie Natalie, oppure il comico è stato spinto solo dalla volontà di cambiare registro, come del resto nel successivo The Blacksmith , dove un Buster maniscalco per la maggior parte della comica duella con il padrone e poi fugge con una ragazza incontrata da poco. Come la precedente è ovviamente un'opera minore, che però può contare su una scena molto divertente: i due innamorati, sul finire del film, decidono di fuggire su un vagone ferroviario. L'immagine successiva però ci mostra un treno che crolla da un ponte in lontananza. Keaton e la ragazza sono morti così tragicamente? Macchè, era tutta finzione, un modellino di ferrovia con il quale si diletta un Buster ormai sposato e con tanto di prole. Poi è lo stesso Keaton a chiudere la scena, calando manualmente il sipario. Con The Frozen North l'azione si sposta in mezzo alla neve. Uscito da una metropolitana, Buster tenta una rapina con l'ausilio di un cartone ritagliato raffigurante un bandito con la rivoltella puntata, con scarsi risultati, poi uccide per sbaglio due sventurati, discute con la moglie e tenta di sedurre una ragazza con un marito geloso. Il film, non del tutto coerente, è una parodia dei Western di William S. Hart, e si dice che Arbuckle ne avesse suggerito lo script. In ogni caso tutto si risolve con la scusante del sogno (Buster si era addormentato in un cinema), che serve più che altro per giustificare le incongruenze del racconto. A livelli decisamente più alti Keaton torna con Daydreams , dove nella seconda parte ha occasione di rivisitare Cops , con il solito stuolo di poliziotti che non gli da tregua. Il film racconta i maldestri tentativi compiuti da Buster di farsi accettare dal padre della ragazza che vuole sposare. Allora promette di suicidarsi se non farà strada e parte all'avventura, scrivendo alla sua bella di tutte le esperienze compiute, che però non vengono descritte nella loro vera forma. Così afferma di essere un medico con tanti pazienti da curare quando invece è solo assistente di un veterinario, di lavorare in Borsa quando fa solo lo spazzino eccetera. Alla fine un malinteso lo troverà tarpinato dalle forze dell'ordine e sarà costretto a tuffarsi in mare, per venir pescato e rispedito per posta proprio a casa della sua ragazza. Non trovando il coraggio di suicidarsi, finirà buttato fuori dalla finestra dal padre di lei. Assai buffo e per certi versi estremo, è uno dei suoi migliori tra gli ultimi cortometraggi. The Electric House presenta, come già la prima parte di The Scarecrow , una casa meccanizzata. Stavolta è un Keaton architetto che la costruisce, sfruttando uno scambio di diplomi che lo rende ufficialmente competente dal nulla. I suoi sforzi, quasi incredibilmente vittoriosi, saranno comunque vani, perché il vero architetto invertirà i fili e stravolgerà l'intero meccanismo portandolo verso la distruzione. Guardando il film ci si rende conto dall'inesauribile inventiva keatoniana, sempre pronta ad ideare nuovi congegni impensabili per stupire lo spettatore (biliardo meccanico, scala mobile a comando, libreria automatica e via dicendo). The Balloonatic , che esce è all'inizio del 1923, è il penultimo cortometraggio di Keaton. Prende spunto da una mongolfiera, sulla quale il nostro eroe accidentalmente finisce sospeso nel vuoto e che finirà per portarlo in mezzo al verde di un ruscello. A contatto con la natura, Buster cerca di procacciare cibo, costruirsi un'imbarcazione decente e corteggiare una bella ragazza, campeggiatrice solitaria. Nonostante la sua incompetenza, alla fine riesce ad ottenere l'ipotesi del flirt, allontanandosi con lei lungo il fiume che sfocia in una cascata. Per un attimo si crea la suspance che i due possano cadere, che lascia lo spettatore con il respiro in gola, in realtà finiscono per prendere il volo, nella barca che improvvisamente prende le sembianze di una nuova mongolfiera. L'ultimo film breve di Keaton, The Love Nest , parte da uno spunto geniale. Lasciato dalla ragazza, Buster decide di partire all'avventura verso il mare a bordo di una rudimentale tinozza. Vive le avventure più bizzarre, assunto prima come mozzo in una baleniera con un comandante terribile, poi sperduto nell'oceano e alla fine perfino a cercare di pescare qualcosa su un bersaglio militare che durate le esercitazioni di tiro viene fatto saltare in aria. Proprio in quel momento, si sveglia. Aveva sognato tutto e si trovava ancora sulla sua barchetta, però a corto di viveri. Convinto allora di essere destinato ad una morte certa, appare rassegnato quando vede una bagnante che nuota proprio nei pressi del suo canotto. Allora si rende conto di non aver mai preso il largo. Film che coinvolge, diverte e fa riflettere, con un colpo di scena dietro l'altro. Prima ci accorgiamo di aver assistito ad un racconto onirico, poi addirittura ad un'avventura mai cominciata, anzi che inizia e finisce nella nostra immaginazione, e in quella di Buster. Per Keaton, comico d'eccezione ed artista completo, era ormai giunta l'ora di cimentarsi con il lungometraggio.

I LUNGOMETRAGGI

Anche per quanto riguarda i lunghi, Keaton continua a firmare lui stesso la regia delle sue opere, sebbene spesso affiancato da un aiuto. Il primo "feature film" realizzato da Buster Keaton, The Three Ages , si propone come parodia del celebre Intolerance (1916), opera monumentale di David Wark Griffith. Il film di Keaton, che uscì nell'estate del 1923, prende spunto dalle diverse epoche in cui è ambientato l'altro, per mostrare anch'esso dei diversi periodi storici (preistoria, antica Roma, contemporaneità), entrambi caratterizzati dalle difficoltà di Buster di conquistare una ragazza che, ovviamente, ha la stessa faccia in tutti i tre gli episodi, così come il suo rivale (l'attore era il celeberrimo Wallace Beery) e altri attori più o meno importanti. Dopo molte sconfitte, il protagonista riesce a vincere alcuni match sportivi in voga in ciascuna delle epoche e ad ottenere il tanto sospirato "sì" della fanciulla. Il film è riuscito, in particolar modo per la curiosità che riesce a creare nello spettatore immerso nelle diverse storie, delle quali immagina nell'una e nell'altra il reciproco equivalente comico. Non a caso per inaugurare la sua adesione al mondo dei lungometraggi Keaton ha scelto di prendere come modello parodico un kolossal del genere, simbolo di fasto e di ascesa di un cinema che ancora cercava la sua identità. Our Hospitality , ambientato nel 1825, parte con il racconto di un'antica rivalità tra due famiglie, i Canfield e i McKay, il cui odio ha portato perfino ad alcune faide reciproche. Dopo uno di questi eccidi un bambino, Will McKay, si salva e viene allevato da una zia. Venuto da grande a conoscenza delle sue origini, decide allora di tornare nel luogo di nascita, anche per via di speranze ereditarie. Deluso sotto questo profilo (al posto di una villa trova una catapecchia) riesce però ad innamorarsi, ma malauguratamente proprio di una Canfield che, ignara, lo invita a casa. Scoperta la sua identità da parte dei familiari di lei, che sarebbero subito disposti ad ucciderlo se non fosse per la legge dell'ospitalità (che tra l'altro da il titolo al film), Will e la ragazza sono costretti a scappare. Dopo alcune vicissitudini, in una delle quali nei pressi di una cascata rischiano perfino la vita, ritornano sposati e il capo famiglia dei Canfield è costretto a dichiarare chiusa la faida. Il personaggio principale, Will McKay, è interpretato naturalmente da Keaton che nelle vesti di regista realizza uno dei suoi film più abilmente strutturati e coinvolgenti. Come già in alcuni suoi cortometraggi, nel corso della storia ogni situazione apparentemente favorevole si rovescia e diventa negativa o, al contrario, da un momento di tragedia esce fuori qualcosa che trae in salvo il protagonista. Con questo stile straordinario ne esce una delle sequenze più famose della sua opera, ovvero quella in cui gli attori principali rischiano la vita in una cascata e ogni dettaglio è curato al massimo al fine di rendere sempre più credibile e coinvolgente la finzione, il tutto unito anche alla sapiente ricostruzione scenografica di un film ambientato quasi cento anni prima la sua realizzazione. Sherlock Jr. (1924) mette in scena una sorta di ensemble delle caratteristiche che hanno fatto di Keaton un cineasta a suo modo surrealista. L'intreccio è semplicissimo: Buster lavora come proiezionista in un cinema e intanto sogna di diventare detective. Accusato ingiustamente del furto di un orologio dal padre della sua ragazza, a causa di un tiro giocatogli dal vero colpevole, suo rivale in amore, si addormenta sul luogo di lavoro e sogna di entrare nello schermo. Da vero Sherlock Holmes Jr. sventa un furto che sembra una riproposizione drammatica dell'evento reale appena accaduto e poi salva una ragazza da un pericoloso rapimento. Poi, svegliatosi, si rende conto di aver sognato tutto, ma intanto può riabbracciare la fanciulla che ama, che nel frattempo ha fatto luce sulla questione del furto e sulla sua innocenza. Del film è passata alla storia del cinema soprattutto la sequenza dell'inizio della fase onirica, quella in cui l'immagine di Buster si sdoppia e l'attore finisce all'interno della rappresentazione filmica, che passa da vari ambienti (l'esterno di una porta, una strada, in mezzo alla savana, sugli scogli ecc.) con eloquente disappunto del malcapitato. Il cinema è un mondo incerto, in trasformazione, affascinante e soprattutto immaginativo e onnipotente, capace di essere in più luoghi contemporaneamente e di abbracciare un'infinita quantità di situazioni ed eventi. Dunque più che per le gag che peraltro ci sono, come la sequenza iniziale delle banconote o l'arrivo del detective in casa dei delinquenti che cercano di farlo fuori, il film spicca e si fa ricordare per la profondità e il simbolismo di cui è intriso, doti che contribuiscono a rendere Keaton un artista davvero unico nel suo genere. La produzione intanto procedeva al ritmo di due Buster Keatonlungometraggi all'anno, è infatti del 1924 anche The Navigator , un buon lavoro ma forse sopravvalutato. Buster ha la parte di un ricco aristocratico che di punto in bianco decide di sposarsi per capriccio, per ottenere però soltanto il rifiuto della ragazza, infastidita dai suoi modi. Allora decide di partire ugualmente, in una sorta di viaggio di nozze solitario. Il caso vuole che un pasticcio nella numerazione delle navi sul molo fa prendere a Keaton un'altra imbarcazione, la stessa che per una strana coincidenza (la ricerca del padre rapito da alcuni malviventi) finisce per essere presa anche dalla ragazza che gli si è appena rifiutata. Trovandosi alla deriva insieme, dopo un iniziale sconcerto e difficoltà, i due riescono in qualche modo a sopravvivere (nonostante l'inettitudine iniziale: Buster non è in grado di aprire neanche una scatola di conserva) e a farsi scudo a vicenda. Alla fine però tutto sembra tramutarsi in tragedia, a causa dell'attacco di alcuni indigeni, finché non subentra un sottomarino a trarre in salvo la coppia. Lodato dai più, il film non regge in realtà il confronto con altre opere di Keaton, Troppo gratuito, ad esempio, il rapimento del padre di lei, che poi non viene minimamente chiarito. Ed ancora anche la stessa incapacità di Keaton perfino di fare un caffè sembra esagerata. Insomma da uno spunto ottimo, quello di due viziati che devono riuscire a sopravvivere in mezzo all'oceano, il film non regge la sua ora di durata. Appare lento e, se ci eccettua la parte finale carica di suspance, globalmente anche noioso. Anche Seven Chances , del 1925, ci propone un Keaton benestante, stavolta sul punto di ereditare sette milioni di dollari, a condizione che riesca a sposarsi prima del ventisettesimo anno di età, che cade casualmente proprio il giorno in questione. Dunque dalla mattina alla sera Buster, qui ribattezzato Jimmie Shannon, cerca in tutti i modi di portare una ragazza all'altare, dopo che Mary, la ragazza che ama, l'ha rifiutato. Allora tenta con altre sette fanciulle che già conosceva, e ancora altre che incontra per strada, ma sempre con esiti sfavorevoli. Sarà solo con un annuncio sul giornale che riuscirà a giungere allo scopo, ma stavolta le sproporzioni (decine e decine di femmine assatanate) lo costringono a darsela a gambe, inseguito dalle fanciulle. Poi fortunatamente ritrova Mary, che ha cambiato idea, e la sposa. Film buono, sicuramente migliore del precedente, gustosamente irreale e ben congeniato. Più o meno sullo stesso livello si staglia Go West , come Our Hospitality ambientato nel Far West. Questo film è un po' un'eccezione nella filmografia di Keaton, poiché appare una componente malinconica e sentimentale assente in altre sue opere. Qui il protagonista è un disadattato, un buono a nulla che cerca lavoro in un ranch e lo ottiene, ma riesce solo a far da custode a una mucca di nome Brown Eyes. Se ne affeziona e, quando riesce a compiere una difficilissima impresa (portare una mandria a Los Angeles evitando i banditi), la chiede in dono al padrone come ricompensa, invece della bella figlia, come ogni spettatore era portato ad intuire. Questa scelta, in completa contraddizione con ogni logica prevedibile, aggiunge originalità al film, riscattandolo della lentezza strutturale che sovente si avverte nel corso della narrazione. In Batting Butler (1926) Keaton è di nuovo nel ruolo di un personaggio facoltoso (Batling Butler), in vacanza in un campeggio. Qui si innamora di una ragazza con dei parenti un po' singolari. Hanno infatti la convinzione di trovare per lei un uomo aitante e robusto, un vero sportivo. Allora Batling, sfruttando un omonimia con un grande pugile, si spaccia per quest'ultimo. Per un po' porta avanti senza problemi l'inganno, finché la sfida di un altro pugile non lo costringerà a salire davvero su un ring. Allora, in un incontro spettacolare (ma senza pubblico) riesce in qualche modo a batterlo, chiudendo a meraviglia la sua parabola sportiva. E' una pellicola curiosa, anche perché era costume di gran parte dei comici cimentarsi, o prima o dopo, con uno sketch basato sulla boxe. E Keaton regge bene il confronto, nonostante in quanto a mera comicità si lascia preferire il resto del film, sebbene la vista dell'invero incontro in silenzio e senza spettatori sia decisamente suggestiva. Negli ultimi due film Keaton aveva interrotto la collaborazione con i suoi fedelissimi (Havez, Mitchell e Bruckman) e in effetti si era percepito in lieve calo qualitativo. Con The General , invece, diretto appunto in collaborazione con Clyde Bruckman, Buster Keaton sforna un altro capolavoro. La storia si svolge nel periodo secessionista, nella seconda metà dell'ottocento. Johnnie Gray (Keaton), un macchinista, vive soprattutto per due cose: la sua locomotiva e una graziosa fanciulla. Quest'ultima comunque si aspetta un uomo in divisa e lo costringe a tentare di arruolarsi. Scartato, la ragazza lo respinge ma, poco dopo, viene rapita dai nordisti proprio sulla locomotiva di Johnnie (il "The General"). Allora il nostro eroe si getta alla ricerca della sua amata e, dopo una vittoriosa intrusione in un campo nemico, riesce a liberarla e a ritrovare anche la sua locomotiva (della quale in realtà si riappropria prima e che gli serve allo scopo). In questo straordinario film i due scopi principali nella vita del personaggio principale viaggiano insieme, paiono inscindibili ed uniti. Infatti Johnnie perde entrambi, ne va alla ricerca, li ritrova e poi alla fine li perde di nuovo. Infatti rientrato nella sua città come un eroe (nella sua avventura è riuscito persino a fare prigioniero un importante comandante nemico), viene acclamato e arruolato sul serio e così, costretto a partire per la guerra, deve rinunciare al ritrovato amore e anche al suo lavoro. Ma la peculiarità del film non si ferma qui, anzi si può dire che l'impianto scenografico è in assoluto il più perfetto di tutti i suoi film e, forse, di qualsiasi altro film comico muto. Durante il viaggio alla ricerca della ragazza, Keaton attraversa le linee nemiche e, sullo sfondo, la ricostruzione bellica appare senza la minima pecca. Soldati, cannoni, treni in corsa, lo stesso Johnnie sempre in pericolo tra vita e morte, tra vittoria e sconfitta. Non c'è un punto morto, neanche il minimo errore di coerenza. Forse, però, è la sua opera meno divertente. Poche infatti sono le gag e, piuttosto che comico, potrebbe essere catalogato come film d'avventura. Fu per questo che alla sua uscita, alla fine del 1926, non venne accolto molto bene dal pubblico. Infatti, se si può trovare un difetto a questo film, è che si ride poco. Non a caso la sua potenza sta nella cura dei dettagli e nei movimenti di macchina, nonché nell'intreccio simbolico della trama, tutte doti importantissime ma estranee al normale impianto della commedia. Dunque, pur se da annoverare tra i capolavori, non è certo il miglior lavoro di Buster Keaton, come invece molti continuano a sostenere. Finora il ritmo produttivo era rimasto omogeneo: due lungometraggi all'anno. Nel 1927 si assiste invece ad un rallentamento, ed è un solo film (peraltro non dei più belli) ad uscire, sotto la regia di James W. Horne. Si tratta di College , nel quale Keaton, forse in parte ispirandosi a The Freshman di Harold Lloyd, ci presenta un protagonista timido, non molto coraggioso e inetto nello sport. Anche qui si parla della vita nei college americani, dove essere un campione nelle attività sportive è in assoluto il miglior marchio da visita, specie se si vuole far colpo su una ragazza. Quindi Ronald (Keaton) risulta perdente in amore e Mary (la ragazza) lo rifiuta, preferendogli il rivale aitante. Dopo le solite situazioni grottesche, con il comico che cerca in tutti i modi di allenarsi in varie pratiche sportive, ma con risultati davvero disastrosi, il film si risolve con la sospirata vittoria di Ronald e con la consueta conquista della ragazza. L'ultima immagine però, implacabile e disincantata, ci mostra prima la coppia in tarda età, poi perfino le loro tombe. Probabilmente se Keaton avesse filmato solo l'ultima inquadratura il messaggio sarebbe stato ancora più eloquente. In sostanza, e in ultima analisi, ogni sforzo o vittoria è vana, il destino dell'uomo è segnato. Anche qui siamo di fronte ad una intuizione davvero originale, degna di un vero cineasta. Il film però è lento, un po' prevedibile, di molto inferiore a ciò di cui Keaton aveva dimostrato di essere capace a fare. Il 1928 è invece un'annata fortunata e sono due i capolavori che interpreta, peraltro gli ultimi suoi grandi film. Prima viene Steamboat Bill Jr. , che prende il nome dal protagonista, figlio di un rude marinaio proprietario di un battello fluviale, in lotta con il rivale ricco che ne possiede uno più moderno e vuole in qualche modo emarginarlo. Steamboat Bill, visto già da cattivo occhio dal padre per la sua scarsa virilità, finisce per innamorarsi proprio della figlia del suo antagonista, sua compagna al college. Dopo vari accadimenti (che portano anche all'arresto del padre) scoppia improvvisamente un uragano, che distrugge la città e semina il terrore. Nel bel mezzo del tugurio Steamboat riesce ad improvvisarsi eroe, salva suo padre da un annegamento nella prigione inondata, la sua ragazza e perfino il sadico genitore, e si porta anche dietro un prete per potersi sposare. Ricco di simpatiche situazioni divertenti, il film ha il suo punto di forza nella sequenza del ciclone, che ha il sapore di un incubo e allo stesso tempo di una liberazione onirica. E poi contiene una delle sue scene più note, quella del crollo della facciata di una casa, che finisce proprio addosso a Keaton, ma lo lascia illeso poiché trova sulla sua strada una finestra aperta che non lo colpisce. Quello che stupisce è che fu proprio lui a girarla, sebbene ci fosse un rischio molto alto per la sua stessa incolumità. The Cameraman è il primo film dell'autore fuori dai suoi studi e dalla sua tanto preziosa autonomia creativa. Keaton aveva infatti firmato un contratto con la MGM che diminuiva di gran lunga il suo apporto alla creazione delle gag, alla scelta degli attori e al tessuto narrativo. Questo film, diretto da E. Sedgwick, è comunque ottimo. Qui Buster è ribattezzato Luke Shannon che, da semplice fotografo, decide di diventare operatore cinematografico per via di una cotta per un'impiegata della MGM. Allora cerca in tutti i modi di effettuare riprese decenti, ottenendo però solo di farsi deridere dal produttore. Un giorno però scoppia il finimondo al quartiere cinese della città e la ragazza gli consiglia di accorrere. Keaton va e, anche con l'aiuto di una scimmietta appena incontrata, finisce per riprendere quasi tutto. Soddisfatto si reca dal produttore, inconsapevole che la sua simpatica aiutante aveva appena tolto la cartuccia. Ovviamente sarà sbeffeggiato e deciderà di andare via dallo studio. Più tardi, sempre in cerca di qualcosa da riprendere, si reca in una spiaggia e inizia a filmare. Anche la ragazza della MGM si trova al mare, insieme al rivale di Luke, e un incidente nel quale questi si comporta da vigliacco (ma che lo vede poi prendersi tutti i meriti) e in cui è invece Keaton a salvare la fanciulla, viene ripreso dalla scimmia. Luke comunque, inconsapevole delle riprese del salvataggio, decide nonostante tutto (sebbene demoralizzato) di donare il materiale e di farlo proiettare. In questo modo riappaiono sia le riprese dell'incidente a Chinatown (presenti proprio in quella cartuccia), sia la menzogna del rivale che viene smascherato. E' l'ultima grande opera di Keaton, nella quale il comico gioca con lo spazio e con il tempo, come quando improvvisa da solo un incontro di baseball o raggiunge la ragazza mentre questa ancora credeva di essere con lui al telefono. Ma è anche un film che nel corso degli anni molta critica ha erroneamente visto come satira della Hollywood dell'epoca, nella quale risultano maggiormente vincenti riprese poco fantasiose (quelle della scimmia) a qualcosa di più "originale" che Keaton aveva visto vedersi rifiutare in precedenza. La forzatura concettuale è fin troppo evidente: nulla del genere era nelle corde dell'attore, ne tautomero in quelle dei suoi collaboratori. L'ultima opera muta di Buster, Spite Marriage (1929), si può considerare a ragione come il suo ultimo film autentico. Qui veste i panni di Elmer Edgemont, che lavora in una lavanderia e che si finge ricco per avere qualche possibilità di farsi notare da una donna che in realtà ama un altro (un attore di teatro). Alla fine riesce a sposarla. Una volta scoperto il trucco però la ragazza, peraltro alcolizzata, fugge con l'altro uomo e lo lascia. Solo nel finale Elmer si riscatta, salvandola su una nave dove il caso li fa rincontrare. Il film è portatore di scene deliziose, tra tutte quella in cui Elmer, assolutamente estraneo al teatro, cerca in qualche modo di recitare per farsi bello agli occhi di lei e prevalere sul rivale, causando pasticci a non finire e, sebbene meno omogeneo di altri, è di sicuro altrettanto buffo. Dunque, nonostante fosse privato della propria libertà artistica, Keaton dimostrava di saper ancora emergere e farsi valere. Fu l'avvento del sonoro a causarne il vero, inesorabile declino.

Buster Keaton

FINE DEL MUTO, FINE DI KEATON

Il cinema sonoro ha portato alla nascita di nuovi generi, ad un tipo di fare cinema diverso, ha introdotto maggiore realismo, ma allo stesso tempo ha tolto ad alcuni grandi artisti che facevano del silenzio e del proprio corpo il segreto del proprio successo la possibilità di esprimersi. Come si era visto precedentemente, già alla fine degli anni venti la MGM iniziava a fare sentire la sua presenza, un po' come le grandi major dell'epoca che imponevano ai propri dipendenti il soggetto, la sceneggiatura, la scelta degli interpreti, la regia e via dicendo. Keaton fu risucchiato da questo diabolico sistema. Dopo alcuni film davvero mediocri, dove davvero non riusciva ad abituarsi a dover far ridere con le parole, divenne spalla di un volgare commediante dell'epoca, oggi misconosciuto: Jimmy Durante. Nel 1933 inoltre, depresso, minato dall'alcool e reduce dal divorzio da Natalie Talmadge (poi si risposerà altre due volte) viene ricoverato per una serie di attacchi di delirium tremens . L'anno dopo, lasciata la MGM , fu interprete di alcuni cortometraggi della Educational (uno dei quali, The Timid Young Man , curiosamente diretto da Mack Sennett), che lo tennero impegnato fino al 1937. Visti oggi questi film risultano tristemente ridicoli. Non c'è nulla che ricorda la sapiente regia di Keaton dei tempi migliori, nulla che riesce a mettere in mostra le sue vere caratteristiche. Sono film basati sulla battuta che, però, detta da Buster non riesce a far ridere. Nel periodo '39-'41 approda alla Columbia, dove prende parte a una decina di comiche per le quali vale, sostanzialmente, il discorso di cui sopra. In questi anni Keaton riesce a guadagnarsi da vivere anche come gagman, sia per i fratelli Marx che negli studi Roach, e con vari credits in film di altri. Negli anni cinquanta riesce però a lasciare il segno con due celebri camei. Il primo in Sunset Boulevard (Viale del Tramonto, 1950) di Billy Wilder, dove è una delle decrepite glorie del muto che giocano a carte in casa di Norma Desmond, ma soprattutto in Limelight (Luci della Ribalta, 1952) di Charlie Chaplin, nel quale appare per una buona decina di minuti come partner di Calvero nell'ultimo, emozionante numero che chiude il film. Sono lì, insieme, i due più grandi comici mai esistiti, sicuramente quelli che, pur da punti di vista diametralmente opposti, seppero con il loro genio e la loro arte, innalzare il delizioso, irriverente ma forse anche un po' rozzo stile "slapstick", in forma innovativa ed immortale, valida per tutte le epoche e in tutti i tempi. O perlomeno quelli che lo seppero fare meglio. Nel 1960 Keaton scrive My Wonderful World of Slapstick , il suo libro di memorie, e continua ad apparire in qualche altro film, sempre in ruoli marginali. E' invece assoluto marchio di riconoscimento di Film (1965), un cortometraggio di avanguardia pensato da Samuel Beckett, dove appare alla fine con il suo sguardo triste e malinconico. Buster è morto il 1° febbraio 1966 a Los Angeles per un cancro ai polmoni ma, come in Playhouse , si trova davvero ancora ovunque nella nostra memoria di spettatori incantati.