A DOG'S LIFE (VITA DA CANI)
Realizzato: dal gennaio all'aprile 1918
Uscito: 14 aprile 1918
Produzione: Charlie Chaplin Film Company, distribuito dalla First National Exhibitors Circuit
Lunghezza: tre rulli
Sceneggiatura: Charles Chaplin
Produttore: Charles Chaplin
Fotografia: Roland H. Totheroh
Secondo operatore: Jack Wilson
Scenografia: Charles D. Hall
Assistente alla regia: Charles “Chuck” Riesner
Regia: Charles Chaplin
Interpreti: Charles Chaplin (vagabondo), Edna Purviance (cantante della “Lanterna Verde”), il cane Mutt (Scraps), Sydney Chaplin (proprietario della bancarella dei panini), Henry Bergman (uomo nell'agenzia di collocamento; signora grassa nella sala da ballo), Charles Riesner (impiegato del collocamento; batterista ), Albert Austin (ladro), Tom Wilson (poliziotto), Granville Redmond (proprietario della sala da ballo), M. J. McCarty, Mel Brown (disoccupati), James T. Kelley, Minnie Chaplin, Alf Reeves, Rob Wagner
Primo film della serie First National e dunque prima opera prodotta dallo stesso Chaplin. In questa pellicola si fa un parallelo tra la vita del vagabondo Charlot e quella di un cane randagio, entrambe all'insegna della lotta per la sopravvivenza. L'intero svolgimento della storia è un susseguirsi di problemi e situazioni difficili, risolte alla fine solo grazie a del denaro trovato per caso. Ingegnose e calibrate perfettamente le trovate comiche e le scene esilaranti, nel consueto stile chapliniano semplice ed efficace. Nel film la precarietà dei protagonisti è resa evidente dai luoghi che fanno da teatro agli avvenimenti, che sono poveri, malfamati, pieni di derelitti o di disoccupati in cerca di lavoro. Charlot stesso è vittima della situazione, non riesce a trovare un posto con cui guadagnarsi da vivere, è costretto ad ogni stratagemma per sostentarsi e vive in totale solitudine. Bellissima e memorabile la scena dell'incontro con il cane Scraps: Charlot sta gironzolando per le vie della città, quando è colpito da una battaglia che sta infuriando al centro della strada, dove un mucchio di cani inferociti lotta contro un bastardino per la conquista di un osso. Colpito dalla lotta impari, il vagabondo si getta nel bel mezzo dello scontro e lo salva dal massacro. In questa sequenza c'è tutta la disperazione, la volontà di rivalsa e di giustizia di Charlot, che rivede se stesso in quell'animale vessato dai suoi simili. Alla fine del film il protagonista coronerà il suo sogno d'amore con una ex-cantante e intrattenitrice di saloon, incontrata per caso e anch'essa vittima delle circostanze avverse, proprio come lui. Il loro sogno romantico, quasi irreale, è commovente nella sua evocazione della scena finale, in un campo coltivato con casetta attigua e cucciolata di cani, simboleggiante tutto un desiderio di serenità, pace e tranquillità, fuga da un mondo che emargina, non comprende, non capisce e dal quale bisogna riuscire, in un modo o nell'altro, a difendersi.

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