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A COUNTESS FROM HONG KONG (LA CONTESSA DI HONG KONG)

Realizzato: dal gennaio al dicembre 1966 (primo ciak il 25 gennaio 1966)

Prima del film: 5 gennaio 1967, Carlton Cinema, Haymarket, London

Produzione: Universal

Durata: 117 minuti

Sceneggiatura: Charles Chaplin

Produttore: Jerome Epstein

Fotografia: Arthur Ibbetson

Scenografia: Robert Cartwright, Vernon Dixon

Musica: Charles Chaplin

Collaborazione musicale: Eric James

Direzione musicale: Lambert Williamson

Assistente alla regia: Jack Causey

Regia: Charles Chaplin

Interpreti: Marlon Brando (Ogden Mears), Sophia Loren (Natascia Alexandroff), Sydney Chaplin (Harvey Crothes), Tippy Hedren (Martha Mears), Patrick Cargill (Hudson), Margaret Rutherford (Miss Gaulswallow), Michael Medwin (John Felix), Oliver Johnston (Milton Clark), John Paul (capitano), Charles Chaplin (vecchio steward)

 

Basandosi su una vecchia idea degli anni trenta che avrebbe visto protagonisti lui e Paulette Goddard, Chaplin gira questo film scegliendo come attori principali due bellissime e famose star dell'epoca, Marlon Brando e Sophia Loren. La storia, basata sull'amore tra una clandestina russa e un importante ambasciatore di ritorno negli Stati Uniti, ai più è apparsa deludente, non pregnante e originale come le precedenti opere del regista. In questo film Chaplin appare solo in un paio di scene (e sempre per non più di qualche istante) nei panni di uno steward, dunque il film manca della sua presenza, pur se i personaggi del film recitano in uno stile assolutamente chapliniano, anche perché il comico durante le riprese dava spettacolo mostrando agli attori quel che dovevano fare. Nonostante tutto, se il film fosse stato di un altro autore, sicuramente non avrebbe ricevuto tante critiche. Infatti da un'opera di Chaplin ci si aspetta sempre quel quid in più che forse questa pellicola non ha, pur contenendo una buona sceneggiatura e scene comiche riuscite e divertenti. Si è detto che Brando abbia interpretato male il ruolo: niente di più sbagliato e, anzi, forse proprio il suo sentirsi fuori posto e infastidito dalle continue istruzioni di Chaplin su tutto quel che doveva fare, lo rende nervoso e agitato al punto giusto per un ruolo sui “carboni ardenti” come il suo. E' un film piacevole, ironico, scorrevole. A Chaplin si chiedeva di più, anche perché è il film che chiuse la sua carriera, ma guardato con occhi onesti non ha nulla da invidiare ad altre pellicole del periodo e, paradossalmente, proprio il suo essere apparentemente anacronistico lo rende ad oggi più attuale di tanti film dell'epoca, spesso indissolubilmente legati alla vita e le atmosfere proprie degli anni sessanta.