A KING IN NEW YORK (UN RE A NEW YORK)
Realizzato: dal maggio 1956 al giugno 1957 (primo ciak il 7 maggio 1956)
Prima del film: 12 settembre 1957, Leicester Square Theatre, Londra
Produzione: Attica Film Company, distribuito dalla Archway
Durata: 105 minuti
Sceneggiatura: Charles Chaplin
Produttore: Charles Chaplin
Produttore associato: Jerome Epstein
Fotografia: Georges Périnal
Scenografia: Allan Harris
Musica: Charles Chaplin
Arrangiamenti: Boris Sarbek
Direzione musicale: Leighton Lucas
Assistente alla regia: René Dupont
Regia: Charles Chaplin
Interpreti: Charles Chaplin (Re Shahdov), Maxine Audley (Regina Irene), Jerry Desmonde (Primo Ministro), Oliver Johnston (Ambasciatore Jaume), Michael Chaplin (Rupert Macabee), Dawn Addams (Anna Kay), Sidney James (Johnson, il pubblicitario), Joan Ingram (Mrs. Cromwell)
Penultimo film di Chaplin e ultimo grande esercizio satirico del maestro; qui ha la parte di Re Shahdov, un sovrano spodestato che si rifugia negli Stati Uniti e incontra tutti gli aspetti più spiacevoli della vita americana: va al cinema e viene morso da una fan rockettara, è al ristorante e non riesce neanche a ordinare un pasto a causa del frastuono incombente, è invitato ad una festa e viene ripreso in diretta dalle telecamere di uno show televisivo, e così via. Chaplin con quest'opera coglie davvero molte delle nevrosi della civiltà moderna e, allo stesso tempo, mette alla berlina il modello di vita statunitense, con tutte le sue manie, incoerenze e persecuzioni. Alla storia principale, incredibile melange di sketch comici di prim'ordine, è infatti intrecciata la vicenda di un ragazzo, Rupert Macabee, che è privato della sua stessa coscienza e dignità per aver dovuto collaborare con l'FBI al solo scopo di salvare dalla galera i genitori, filocomunisti che si rifiutano di fare i nomi dei loro ex compagni. In una scena nella fase centrale del film, quella del primo incontro tra Re Shahdov e Rupert, avvenuta durante la visita del primo ad una “scuola moderna” newyorchese, ad una domanda del perché leggesse Carl Marx, il ragazzo risponde che “non c'è bisogno di essere comunisti per leggerlo”. Certamente nel bambino (peraltro interpretato da suo figlio Michael) Chaplin proietta molti dei suoi pensieri personali e, di come nella mentalità americana, basti qualsiasi accenno di diversità per essere catalogati contro il sistema e simpatizzanti comunisti. Le tante verità snocciolate da Rupert, che per la sua giovane età parla sinceramente e senza freni, rimangono tuttora estremamente toccanti e attuali, spunti di riflessione davvero mirati e lungimiranti sulla società di allora e, per moltissimi versi, di oggi.

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