CITY LIGHTS (LUCI DELLA CITTA')
Realizzato: dal dicembre 1927 al gennaio 1931
Prima del film: 30 gennaio 1931, Los Angeles Theater, Los Angeles
Produzione: Charles Chaplin Film Corporation, distribuito dalla United Artists
Lunghezza: nove rulli
Sceneggiatura: Charles Chaplin
Produttore: Charles Chaplin
Fotografia: Roland Totheroh
Operatori: Mark Marlatt, Gordon Pollock
Scenografia: Charles D. Hall
Musica: Charles Chaplin
Arrangiamenti: Arthur Johnston
Direzione musicale: Alfred Newman
Assistenti alla regia: Harry Crocker, Henry Bergman, Albert Austin
Regia: Charles Chaplin
Interpreti: Charles Chaplin (vagabondo), Virginia Cherrill (la ragazza cieca), Florence Lee (sua nonna), Harry Myers (il milionario), Allan Garcia (il suo maggiordomo), Hank Mann (boxeur), Henry Bergman (sindaco; inquilino), Albert Austin (spazzino; ladro), Joe Van Meter (l'altro ladro), Eddie Baker (arbitro dell'incontro di boxe), Robert Parrish, Austin Jewell (strilloni)
Luci della Città uscì quando erano ormai passati quattro anni dalla presentazione del primo film parlato della storia del cinema. Convinto comunque che le sue vette artistiche erano indissolubilmente legate al muto, Chaplin utilizzò la possibilità sonora solo dal punto di vista musicale (componendo lui stesso la musica del film) e degli effetti comici, come i suoni stridenti emessi dai partecipanti all'inaugurazione del monumento cittadino all'inizio del film, o il rumore del fischietto che Charlot inghiottisce durante una festa nella fase centrale della narrazione. La trama si snoda sul profondo sentimento di amore e devozione che il vagabondo prova per una fioraia cieca, incontrata un giorno per caso. Fa di tutto per aiutarla e, sostenuto nei suoi propositi anche dal denaro di un milionario che gli è profondamente grato (infatti Charlot gli ha precedentemente salvato la vita), riesce a far credere alla ragazza di essere un ricco signore benestante. Per merito di un'operazione che Charlot stesso riesce a pagarle (scontando per questo anche la prigione) la ragazza è ora in grado di poter vedere con i suoi occhi il suo salvatore, che nel frattempo è più malridotto che mai. Non lo riconoscerà, e finirà anche per burlarsi di lui, fino al gesto di pietà che la spinge ad offrirgli una moneta. Nel consegnargliela lo riconosce dal contatto fisico, in quella che è forse la scena più perfetta di tutti i film di Chaplin. L'autore infatti non nega di considerare Luci della Città probabilmente il suo miglior lavoro. Humor e Pathos convivono alla grande, come e in più degli altri, anche a causa della vicenda basata sulla cecità, che rende le vicende alquanto patetiche, ma allo stesso tempo comiche, soprattutto nei vari e spesso maldestri tentativi di Charlot di evitare imbarazzi o modificare le circostanze. Sprizzante di comicità, è anche forse il più bel film sull'amore mai stato fatto.

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