MODERN TIMES (TEMPI MODERNI)
Realizzato: dal settembre 1933 al gennaio 1936
Prima del film: 5 febbraio 1936, Rivoli Theatre, New York
Produzione: Charles Chaplin Film Corporation, distribuito dalla United Artists
Lunghezza: nove rulli
Sceneggiatura: Charles Chaplin
Produttore: Charles Chaplin
Fotografia: Roland Totheroh, Ira Morgan
Assistenti operatori: Mark Marlatt, Morgan Hill
Scenografia: Charles D. Hall, Russel Spencer
Musica: Charles Chaplin
Orchestrazione: Edward Powell, David Raksin
Direzione musicale: Alfred Newman
Assistenti alla regia: Carter De Haven, Henry Bergman
Regia: Charles Chaplin
Interpreti: Charles Chaplin (un operaio), Paulette Goddard (gamine), Henry Bergman (proprietario del caffè), Stanley Sandford (Big Bill), Chester Conklin (meccanico), Hank Mann, Louis Natheaux (scassinatori), Stanley Blystone (sceriffo Couler), Allan Garcia (padrone della fabbrica), Sam Stein (caporeparto), Juana Sutton (donna coi bottoni), Dick Alexander (galeotto prepotente), Cecil Reynolds (cappellano del carcere), Myra McKinney (sua moglie), Lloyd Ingraham (direttore del carcere)
Ultima opera muta di Chaplin. Più che altro “non parlata”. Infatti così come nel precedente Luci della Città l'autore evita il dialogo, utilizzando il sonoro solo a livello artistico. E' di questo film ad esempio il tema musicale più famoso in tutta la produzione di Chaplin: Smile . Così come è proprio in Tempi Moderni che Chaplin per la prima volta lascia ascoltare la sua voce, cantando un adattamento della Titina verso la fine del film, la cui trama, nota quasi a tutti, si basa sulle vicissitudini di un vagabondo ex operaio di fabbrica e di una gamine che diventa la sua compagna, e di tutti i loro tentativi di inserirsi in un contesto sociale difficile, alienante. Chaplin fu ispirato dalla crescente disoccupazione, dalle difficoltà di gran parte della gente semplice di arrivare alla fine del mese e soprattutto dalla meccanizzazione fordiana del lavoro, temi di un'attualità incredibile nell'America del tempo. Infatti si può dire che Tempi Moderni è il suo primo film a sfondo apertamente sociale, dove il contesto storico assume una sua importanza. In questo modo, pur perdendo quell'atmosfera atemporale e eternamente rappresentativa dei suoi precedenti film, Chaplin ne guadagna in aderenza al vero e pungente satira. Improvvisamente il vagabondo viene catapultato in una fabbrica dove vige la filosofia che ogni secondo in più guadagnato nella produzione è di importanza vitale, perfino il pasto dovrebbe essere più sbrigativo, dunque impazzisce, trasformandosi in un'automa senza freni, pronto ad imbullare qualsiasi cosa gli capiti sotto tiro. Dopo una cura ne esce ristabilito, ma povero, senza lavoro e in un mondo caotico e minaccioso. Durante le sue avventure finisce anche in carcere, e dopo che ne esce vorrebbe tornarci, spaventato dall'impossibilità di trovare uno spazio nella società. E' qui che entra in scena la gamine (Paulette Goddard), orfana di padre, ex disoccupato freddato in una manifestazione sindacale. I due si incontrano per caso e iniziano un'affettuosa amicizia, casta ma coinvolgente, e cercano in tutti i modi di rifarsi. In qualche modo ci riusciranno, ma sarà il destino che metterà loro di fronte altre difficoltà e saranno di nuovo costretti a scappare, insieme, verso un orizzonte immaginario. Chaplin vuole salutare il suo vagabondo in questo modo, lasciandolo partire come sempre lungo una strada deserta e solitaria, ma stavolta non completamente solo. I due si avviano in un luogo inesistente, forse vincente, sicuramente ottimista, quasi il simbolo di un paradiso infinito e intramontabile.

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