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MONSIEUR VERDOUX

Realizzato: dall'aprile 1946 al marzo 1947 (primo ciak il 3 giugno 1946)

Prima del film: 11 aprile 1947, Broadway Theatre, New York

Produzione: The Chaplin Studios, distribuito dalla United Artists

Durata: 122 minuti

Sceneggiatura: Charles Chaplin, da un'idea di Orson Wells

Produttore: Charles Chaplin

Fotografia: Roland Totheroh, Curtis Courant

Scenografia: John Beckman

Musica: Charles Chaplin

Direzione musicale: Rudolph Schrager

Suono: James T. Corrigan

Assistenti alla regia: Robert Florey, Wheeler Dryden

Regia: Charles Chaplin

Interpreti: Charles Chaplin (Monsieur Henri Verdoux, alias Varnay, alias Bonheur, alias Florey), Mady Correll (Mona, sua moglie), Allison Roddan (Peter, il figlio), Robert Lewis (Maurice Bottello, amico di Verdoux), Audrey Betz (Martha, sua moglie), Martha Raye (Annabella Bonheur), Ada-May (Annette, la sua cameriera), Isobel Elsom (Madame Grosnay), Marjorie Bennett (cameriera di Madame Grosnay), Helen Heigh (Yvonne), Margaret Hoffman (Lydia Floray), Marilyn Nash (la ragazza), Irving Bacon (Pierre Couvais), Edwin Mills (Jean Couvais), Virginia Brissac (Carlotta Couvais), Amira Sessions (Lena Couvais), Eula Morgan (Phoebe Couvais)

 

Henri Verdoux è un impiegato che perde il posto a seguito della depressione economica del 1929. Licenziato ed emarginato dal mondo del lavoro, con una moglie invalida e un bambino, si dedica all'uccisione di facoltose signore che sposa, ogni volta con un'identità diversa, per poi eliminare dopo qualche tempo e averle sottratto il denaro che gli serve per mantenere la sua famiglia. Questo gioco va avanti per un po', finchè, alcune ricerche dei familiare di una delle vittime, unita soprattutto all'avvento della guerra che causa la morte della moglie e il figlio di Verdoux, lo conducono alla cattura, ormai abbattuto per la piega tragica che ha preso la sua vita e incapace di continuare a lottare. Allora, a conclusione di una sentenza che l'ha ormai condannato a morte, Verdoux espone il suo pensiero, convinto che la sua operazione di violenza e uccisione è nulla in confronto alla politica belligerante e alla logica dello sterminio di massa presenti nella società. Film amaro, sicuramente disincantato, molto originale. Innanzitutto per la prima volta scompare del tutto il personaggio dell'omino con i baffetti che, seppur in forme diverse, appariva ancora in The Great Dictator . Inoltre si insinua un umorismo macabro, assai diverso da quello del passato; insomma Chaplin, che stava vivendo peraltro anche un periodo di personale difficoltà a causa del processo Joan Barry e le investigazioni dell'FBI che lo consideravano assai vicino ai movimenti di propaganda comunista, dunque soggetto alquanto “scomodo”, era sicuramente in uno stato d'animo molto più cupo e disincantato rispetto agli anni precedenti e ciò si rispecchia nel film. L'umanità chapliniana non è pero assente: nel corso degli eventi, infatti, Verdoux si trova a dover sperimentare un veleno particolare che non lascia tracce nel corpo delle vittime, ma evita di applicarlo su una ragazza che aveva appena incontrato, non appena viene a conoscenza del suo matrimonio con un infermo e della profonda devozione che aveva avuto per lui. Rivedendo la sua situazione personale, Verdoux rinuncia ai suoi propositi e le dona perfino del denaro. Per ironia della sorte la ritroverà molto tempo dopo, quando è ormai depresso e svilito, in una condizione diversa: infatti è diventata benestante dopo aver sposato un trafficante d'armi. Dunque Chaplin ci dice che la logica della violenza è l'unica che, in un modo o nell'altro, può far sopravvivere l'individuo in un periodo così difficile e spietato.