THE GOLD RUSH (LA FEBBRE DELL'ORO)
Realizzato: dal dicembre 1923 al maggio 1925
Prima del film: 26 giugno 1925, Grauman's Egyptian Theatre, Hollywood
Uscito: 16 agosto 1925, in versione accorciata
Produzione: Charles Chaplin Film Corporation, distribuito dalla United Artists Corporation
Lunghezza: nove rulli
Sceneggiatura: Charles Chaplin
Produttore: Charles Chaplin
Fotografia: Roland Totheroh
Assistenti operatori: Jack Wilson, Mark Marlatt
Scenografia: Charles D. Hall
Assistenti alla regia: Charles Reisner, Henri d'Abbadie d'Arrast, Edward Sutherland
Regia: Charles Chaplin
Interpreti: Charles Chaplin (il cercatore solitario), Mack Swain (Big Jim McKay), Tom Murray (Black Larsen), Malcolm Waite (Jack Cameron), Georgia Hale (Georgia), Henry Bergman (Hank Curtis), Betty Morrissey, Kay Desleys, Joan Lowell (amiche di Georgia), John Rand, Heinie Conklin, Albert Austin, Allan Garcia, Tom Wood (cercatori), Stanley Sandford (barista), Barbara Pierce (manicure), A. J. O'Connor, Art Walker (poliziotti), Daddy Tailor (vecchio cercatore)
Partito dal nulla, Charlot, cercatore d'oro solitario, soffre la fame e il freddo. Finisce per innamorarsi di una cantante di saloon ma ne riceve solo frustrazione, cadendo più volte nel ridicolo. Alla fine del film però, grazie a un clamoroso colpo di fortuna e all'indubbio impegno, diventa milionario e riesce anche a riscattarsi agli occhi della sua innamorata. In questo capolavoro, Chaplin mette sullo schermo le tragedie più cocenti che possono capitare ad un essere umano: la povertà, e quindi di conseguenza la fame; la solitudine, l'emarginazione e la speranza mal riposta. Ma quasi come una compensazione per le tante sofferenze provate, alla fine il protagonista ottiene il massimo che poteva desiderare. Siamo quasi di fronte a una parabola della vita, nella sua versione angosciosa come non mai, ma in conclusione persino positiva. Chaplin dichiarò all'epoca che sarebbe voluto essere ricordato per questo film. In effetti nella storia narrata c'è molto della sua vita, ricca di successo ma dopo aver sofferto la più profonda povertà. Le scene memorabili non si contano, si è di fronte quasi ad un manifesto del cinema: Chaplin e Big Jim che mangiano una scarpa per la vigilia di natale, lo stesso compagno che lo scambia per un pollo in un'attacco di fame nervosa, l'incontro di Charlot con Georgia nel saloon, la danza dei panini durante il sogno, l'immagine del vagabondo deluso che osserva i festeggiamenti del saloon per il capodanno fuori da una finestra, la capanna in bilico sul burrone. Nel 1942 Chaplin rivisitò e accorciò il film, tagliandone alcune parti e aggiungendo un commento parlato e una musica da lui composta come sottofondo. Questa versione risulta più veloce e di gran lunga più corta rispetto all'originale. I cambiamenti più significativi sono soprattutto due: un addolcimento nella figura di Georgia (la cantante del saloon) che appare qui molto più umana e comprensiva. Scrive infatti un biglietto di scuse a Charlie per non essere andata alla cena di capodanno, quando invece nella versione del 1925 il biglietto era in realtà indirizzato a Jack, il bellimbusto rivale di Chaplin, che in un momento di rabbia Georgia aveva schiaffeggiato. E infine nella scena finale, quella dell'incontro dello Charlot ormai diventato ricco con la ragazza, Chaplin elimina il bacio conclusivo tra i protagonisti, limitandosi ad una più casta immagine dei due che si tengono per mano.

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