THE GREAT DICTATOR (IL GRANDE DITTATORE)
Realizzato: dal gennaio 1939 all'ottobre 1940 (primo ciak il 9 settembre 1939)
Prima del film: 15 ottobre 1940, Capitol e Astor Theatres, New York
Produzione: Charles Chaplin Film Corporation, distribuito dalla United Artists
Durata: 126 minuti
Sceneggiatura: Charles Chaplin
Produttore: Charles Chaplin
Fotografia: Karl Struss, Roland Totheroh
Scenografia: J. Russell Spencer
Musica: Charles Chaplin
Direzione musicale: Meredith Willson
Suono: Percy Townsend, Glenn Rominger
Coordinatore generale: Henry Bergman
Assistenti alla regia: Dan James, Robert Meltzer, Wheeler Dyden
Regia: Charles Chaplin
Interpreti: Charles Chaplin (Adenoid Hynkel, dittatore di Tomania; il barbiere ebreo), Paulette Goddard (Hannah), Jack Oakie (Benzino Napaloni, dittatore di Bacteria), Henry Daniell (Garbitsch), Reginald Gardiner (Schultz), Billy Gilbert (Herring), Maurice Moskovich (Mr. Jaeckel), Emma Dunn (Mrs. Jaeckel), Bernard Gorcey (Mr. Mann), Paul Weigel (Mr. Agar), Grace Hayle (Madame Napaloni), Carter De Haven (ambasciatore), Chester Conklin (cliente del barbiere)
In questo film ha luogo il noto e famosissimo sberleffo chapliniano nei confronti di una delle figure più angoscianti del novecento: Adolf Hitler. Nel doppio ruolo del dittatore di Tomania e del barbiere ebreo, Chaplin ci propone due diverse parti dell'umanità, rispecchiando un preciso periodo storico come non mai. Da una parte il sadismo, la bramosia del potere, l'intolleranza e la follia di una caricatura come quella di Hynkel, dall'altra i buoni propositi, la mitezza e l'ingenuità di un povero ebreo perseguitato. Per tutto il film persiste sempre questa opposizione e si passa dalle crudeltà del dittatore ai momenti maldestri del barbiere, o alla sua innocenza. Questa opera segna uno spartiacque nella filmografia chapliniana, soprattutto per due motivi: prima di tutto, è il suo primo film “parlato”, e poi è senza Charlot. Infatti i due personaggi, pur somigliando fisicamente al vagabondo, non ne rappresentano affatto una continuazione, semmai in certi momenti una proiezione. Ad esempio certi atteggiamenti di Hynkel possono ricordare lo Charlot un po' maligno della Keystone, o l'inadeguatezza maldestra del barbiere al fronte (nella sequenza d'apertura) fa pensare a Charlot Soldato , ma le somiglianze si fermano qui. E' invece Chaplin stesso, nella scena di chiusura del film, a prendere la parola. Infatti la visione del mondo che enuncia può essere considerata un po' una summa del suo pensiero. La trama di questo film altro non è che una serie di situazioni caricaturali (come la lunga sequenza dell'incontro con Napaloni) o patetiche (le persecuzioni nel ghetto da parte delle “camicie grigie”) che per un evento casuale portano ad uno scambio di ruolo. In questo modo il barbiere si trova al posto di Hynkel nel momento in cui questi doveva pronunciare un importantissimo discorso, ed è lui a parlare. Il messaggio di speranza che Chaplin volle trasmettere con questo film (che per realizzare dovette combattere con un gran numero di resistenze esterne visto il tema trattato) non fu per niente colto da tutti. Infatti la pellicola fu boicottata in molte sale e, anche se ottenne un ottimo incasso, non può vantare il successo delle precedenti opere del comico. Rimane comunque un incredibile saggio di parodia e un'ennesima prova della strabordante e tagliente comicità propria di artista che seppe mettere in ridicolo un folle omicida in un momento che la sua pazzia era ancora assai recondita.

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